Triscìli
Percorrere a ritroso il cammino del tempo, verso l’origine della vita che oggi vivi, a volte può essere semplice come una lunga cena con i tuoi genitori. Semplice. Eppure sorprendente. Più di quanto lo sia accorgersi che il tuo bicchiere si è riempito il doppio delle volte di quante avresti creduto.
Il pretesto perfetto per non alzarti da tavola, per non interrompere quel prezioso fluire dei ricordi, che riaffiorano nitidi, limpidi, luminosi, portando con sé immagini di vite, di esperienze, di battaglie e giochi, di meraviglie e inquietudini, di paure e sogni, di doni e sacrifici. Sfaccettature così numerose che persino un diamante sembrerebbe privo di forma al confronto di quei sentieri che si avvolgono, si rincorrono, si intrecciano in una spirale. Invitandoti ad avanzare senza la pretesa di camminare in linea retta, accettando, con serena ostinazione, che il tempo non conosca né linearità né cronologia.
E così mi abbandonai ai racconti affascinanti di quell’incanto che era l’infanzia, vissuta libera e selvaggia, là dove era ancora possibile esserlo, pur sotto il peso di doveri numerosi come le stelle, in un mondo consegnato ai figli della guerra. Battaglie. Di pietre. Di fame. Giochi d’avventura, inventati con ingegno e vegliati da un esercito di angeli custodi.
Poi venne un’età adulta troppo precoce, senza concedere il tempo né lo spazio per esplorare quella terra sconosciuta fra il sogno di un bambino e il riflesso disilluso che attende dall’altra parte dello specchio. Là, dove il tempo comincia a battere i suoi colpi e la fantasia e l’avventura cedono lentamente il passo ai problemi e a una corsa senza tregua.
La vita dei campi. La terra. La madre. Misteri che lasciavano un segno sulla pelle dei bambini innocenti. Mai spiegati, mai affrontati, mai messi in discussione, ma semplicemente accettati e aggirati. e poi, la bellezza. Quella di una vita senza orologi, scandita soltanto al ritmo della terra, degli animali e delle stagioni.
La povertà, che avrebbe potuto bastare, se la giustizia non fosse stata così rara. Restava una sola possibilità: partire. Correre verso una vita migliore. Sacrificare tutto ciò che ancora rimaneva: il cuore innocente e selvatico di quella terra, in cambio di una scommessa.
Davanti a fosse profonde quanto le speranze perdute. Fosse scavate dalla morte e dalla disperazione. Eppure, ancora capaci di custodire l’innocenza. Un campo di giochi, dove misurare la forza, il coraggio e la volontà di sopravvivere. Fionde e fiori amari. Libertà. e buche ancora intrise di sangue, riempite di zucchero, quasi a voler addolcire una ferita che finge di guarire solo per imparare a indurirsi.
Le lacrime rimasero laggiù, in luoghi dove l’acqua non è un peso, dove un favore non diventa un debito, dove la famiglia sa essere rifugio e i bambini possono crescere avendo finalmente una possibilità. Bambini che erano amici, capaci di condividere la gioia, l’emozione e perfino il pane. Un luogo in cui crescere e scoprire quella parte di sé che la propria famiglia non riusciva ancora a vedere.
Ma ognuno prese la propria strada. Così diversi. Così lontani. Troppo lontani. Troppo crudeli, le regole del gioco che avevano scelto di giocare. Poi arrivarono nuovi amici. La vita cominciò a offrire nuove possibilità, tra libri e scuole, dopo notti condivise e tramonti consumati dal lavoro. Quando l’amore entrò finalmente in scena, arrivava sempre tardi, apparentemente, pur beccando l’ultimo autobus.
È finito ormai il tempo di portare l’acqua. Nessuno va più fiero dei tubi d’argento lungo i muri spogli. Nuove visioni e nuovi sogni emersero dal mare scintillante, lungo il cammino che scendeva verso l’orizzonte, condivisi ogni volta che potevano.
Tre spirali: passato, presente e futuro. Una strada che si avvolge. Ricordi che ritornano. Un tesoro custodito. Come dare parola a tutto questo? Come custodirlo, senza smarrire neppure un granello di sabbia? Così tante immagini da preservare, da raccogliere, da plasmare in una forma capace di render loro la giustizia che meritano. Comincerò là dove saranno le spirali a raccontare.